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LA (ILLE)GITTIMITA' DELLA MORTE COME OPZIONE

La (ille)legittimità della morte come opzione.


Qui si tratta essenzialmente della possibilità di interrompere le cure nei casi di cosiddetta anoressia terminale. E’ un problema etico certamente molto complesso, anche in relazione al fatto che il/la paziente è generalmente lucido e consapevole, che desidera questa soluzione e che le cure intraprese si sono dimostrate inefficaci. In questo articolo recente di Lancet Psychiatry si discute del problema, essenzialmente basato sulla legislazione canadese, senza poter giungere ad una conclusione definitiva.


The (il)legitimacy of death as an option


The Lancet Psichiatry, february 2023


I diritti individuali sono integrati nella moderna psichiatria, ma l’articolazione di questi diritti, particolarmente nella legislazione, si confronta con con delle controversie. Mentre il diritto alla vita è visto come fondamentale, esso si applica al diritto di porre fine alla propria vita? Almeno 20 stati hanno leggi che criminalizzano il suicidio, col risultato di provocare stigma e punizione piuttosto che supporto e aiuto per persone che tentano il suicidio e le loro famiglie. Il suicidio assistito è legale in alcuni stati ed alcuni è stato esteso fino ad includere a persone con disordini mentali che non hanno una malattia fisica terminale.

Un passo successivo è la designazione di certe persone con disordini mentali in cui, dopo le cure, tali trattamenti sono interrotti ed e sono offerte cure palliative. In un punto di vista personale James Downs e colleghi (2 pazienti, 2 badanti e 2 psichiatri che hanno vissuto ed hanno esperienza professionale con disturbi dell’alimentazione) hanno discusso ed è emerso il concetto che vede l’interruzione dei trattamenti per persone con disturbi dell’alimentazione severi, che risultino con la morte, come una opzione legittima.. Downs e colleghi si riferiscono alla cosiddetta terminal anorexia. Jennifer Gaudiani e colleghi propongono caratteristiche che possono essere usate per assegnare pazienti a questa condizione, per la quale suggeriscono cure palliative. Queste caratteristiche sono: età superiore ai 30 anni, partecipazione a cure di alta qualità, e chiara determinazione del paziente che possiede la capacità di prendere decisioni, che trattamenti addizionali sarebbero futili, sapendo che la loro decisione condurrà alla morte.



Sfortunatamente, cure di alta qualità sono difficili da definire e persino più difficili da ottenere.

Lorna Collins scrive in una opinione personale: “io sono la prova che il ricupero da un disturbo dell’alimentazione è sempre possibile e dovrebbe essere sempre possibile renderlo possibile.”


Noi dobbiamo continuare il dibattito.





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